Omicidio stradale
La pena che viene inflitta oggi a chi uccide sulla strada scegliendo un rito alternativo tra patteggiamento o rito abbreviato e potrebbe ancora diminuire in presenza di attenuanti.
La pena che viene inflitta oggi a chi uccide sulla strada scegliendo un rito alternativo tra patteggiamento o rito abbreviato e potrebbe ancora diminuire in presenza di attenuanti.
Pedone investito sulle strisce: la Cassazione civile, sez. III, con la sentenza 23 luglio 2025, n. 20792, ha stabilito che nel caso di investimento di pedone operi una presunzione di colpa al cento per cento sull’automobilista, che avrebbe come unica chance la prova, a suo carico, di aver fatto il possibile per evitare l’investimento tenuto e che al contrario il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile, tale da costituire essa stessa causa esclusiva dell’incidente.
Le casistiche degli incidenti subiti dai ciclisti riportano un dato allarmante, che si aggiunge ai comportamenti irresponsabili e poco rispettosi degli automobilisti: verbali ingiusti che pregiudicano anche il diritto al risarcimento.
Il numero di vittime rimane costante: ogni anno contiamo incidenti, decessi e confrontiamo con i dati degli anni precedenti, con una triste conclusione: riforme, dibattiti, movimenti non hanno avuto ad oggi alcun effetto sul massacro quotidiano sulle strade. I dati ci mettono davanti alla realtà e, quando riguardano i ciclisti uccisi vengono percepiti con poca empatia, quasi ci fosse un’assuefazione alla tragedia. Lo si evince anche dai commenti dopo ogni singola tragedia.
In questi giorni si discute di riforma del Codice della Strada, di come proteggere meglio, attraverso la legge, tutti i ciclisti sulle strade. Con questo evento, Sara richiama il legislatore al fine ultimo della legge, ovvero incidere sui comportamenti e sulla sensibilità delle persone, interrompendo le condotte pericolose degli automobilisti, causa di vittime come Sara: figli, padri, madri, fratelli.
A un anno dall’entrata in vigore della riforma del Codice della Strada, il bilancio è drammatico: 222 ciclisti hanno perso la vita. Una riforma che, nelle intenzioni del legislatore, avrebbe dovuto garantire maggiore sicurezza a chi pedala e che invece si è rivelata, nei fatti, un fallimento.
In questa tragedia non riesco a vedere cause diverse dalla più amara e semplice verità: una giovane donna di 23 anni, proprio nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è stata travolta mentre faceva una scelta che dovrebbe essere tutelata e rispettata. Era una ciclista. Una ragazza che aveva deciso di muoversi nel modo più pulito, più gentile, più coerente con il mondo che vorremmo lasciare a chi verrà dopo di noi. Aveva scelto la bici per respirare la città, per vivere la libertà delle due ruote, non certo per incontrare la morte.
Il nuovo Codice della Strada interviene sull’utilizzo delle piste ciclabili, ma lo fa in modo discutibile, introducendo nuove regole che finiscono, paradossalmente, per peggiorare la tutela dei ciclisti. La “riga bianca” che dovrebbe proteggerli non è più un confine sicuro: il nuovo quadro normativo consente infatti ai veicoli a motore di invadere spazi prima riservati esclusivamente alle biciclette. La situazione delle piste ciclabili in Italia è dunque controversa: tra obblighi, facoltà e mancanza di reali tutele, i ciclisti non dispongono ancora di aree realmente sicure e dedicate.
Un fenomeno in crescita, che vede sempre più ciclisti vittime di incidenti con fuga dell’automobilista. Un quadro sociale allarmante.
La Fabio Aru Academy, in collaborazione con l’Associazione no profit ZEROSBATTI, organizza una giornata interamente dedicata ai bambini delle scuole primarie della Sardegna con l’obiettivo di promuovere la cultura della bicicletta, la mobilità sostenibile e, soprattutto, la sicurezza stradale. L’iniziativa si svolgerà il 25 settembre presso la base del team Luna Rossa al Molo Ichnusa di Cagliari, un luogo che rappresenta non solo un’eccellenza sportiva a livello internazionale, ma anche un simbolo di valori condivisi quali la disciplina, lo spirito di squadra, l’innovazione e l’attenzione alla sicurezza.
Essere ciclisti sportivi in Italia significa convivere con la sensazione di essere “fuori legge”, fuori posto, quasi fuori di testa. La percezione dell’automobilista medio è che il ciclista occupi uno spazio che non gli spetta, e che quindi “se la vada a cercare”. Non a caso il paragone che spesso emerge è quello con le ragazze in minigonna: se capita qualcosa, la colpa sarebbe “anche un po’ la loro”.
Sono più di 1.500 i sinistri seguiti dalla ZEROSBATTI, associazione a promozione sociale, dal 2017 (anno della sua fondazione) ad oggi, con oltre 9 milioni di euro riconosciuti ai propri assistiti a titolo di risarcimento per danni fisici e materiali.
La Federazione Ciclistica Italiana (FCI), in collaborazione con ZEROSBATTI, rafforza il proprio impegno per la sicurezza dei ciclisti offrendo a tutti i tesserati un servizio di tutela legale completamente gratuito in caso di incidente stradale.
Il modulo CAI è utile: • per descrivere le dinamiche dell’incidente in modo condiviso; • per facilitare le richieste risarcitorie nei confronti della compagnia assicurativa del veicolo coinvolto; • come documento probatorio in caso di successivo contenzioso civile o penale. Nel caso in cui il ciclista abbia subito un danno a causa di un veicolo a motore, il CAI può fungere da dichiarazione congiunta utile per l’attivazione della procedura di risarcimento
A rendere speciale questa manifestazione non è soltanto il ritmo incalzante o la formula originale che trasforma il ciclismo in sport di squadra, ma lo spirito con cui viene affrontata da ogni partecipante. Perché sì, molti dei team in gara avevano un obiettivo più grande della semplice vittoria: raccolte fondi per cause benefiche, progetti solidali, iniziative che fanno bene al cuore prima ancora che alle gambe.
Sono 81 i ciclisti morti sulle strade italiane dal gennaio a fine maggio 2025 e in Italia si registra un nuovo allarmante aumento delle vittime rispetto allo stesso periodo del 2024, quando si erano contati 68 morti. UN conteggio macabro, che vede l’incremento con un più 19%, a segnare un ulteriore passo indietro sulla sicurezza dei ciclisti, come se ce ne fosse bisogno.
Tra le regole non scritte, ce n’è una che ci sentiamo di consigliare con particolare convinzione. L’abbiamo elaborata noi di ZEROSBATTI, raccogliendo le parole dei nostri atleti professionisti, i quali l’hanno citata con maggiore frequenza rispondendo alla domanda: “Come si fa a tornare a casa sani e salvi dopo un allenamento in bici?” Si tratta del cosiddetto Doppio Check, ovvero l’abitudine di effettuare un secondo controllo prima di compiere qualsiasi manovra.
Nel corso di un allenamento in gruppo può accadere, anche involontariamente, di urtare un altro ciclista, provocandone la caduta e arrecandogli danni fisici e materiali. In un caso concreto, ad esempio, la bicicletta è risultata gravemente danneggiata e l’infortunato ha riportato la frattura della clavicola. Episodi come questo, per quanto generati da semplici disattenzioni, possono avere conseguenze rilevanti.
Sgomento a parte per questi episodi, non troppo rari e in aumento sulle strade, abbiamo cercato di analizzare le ragioni di questo fenomeno, che scaturisce da una intolleranza degli automobilisti nei confronti di chi utilizza la bicicletta, che sia per sport o quale mezzo alternativo di mobilità.
Quando ci si imbatte in articoli di questo tenore, per chi – come noi – da anni promuove l’uso delle due ruote, è difficile non provare un senso di sconforto. Diventa quasi utopico sperare in un reale cambiamento culturale che riconosca ai ciclisti il diritto di stare in strada con una tutela effettiva, in quanto utenti vulnerabili, e che attribuisca finalmente alla bicicletta il valore che merita: mezzo ecologico, salutare e pratico, perfettamente integrato nella mobilità urbana sostenibile.
Tutti i tesserati FCI potranno usufruire gratuitamente dei servizi di ZEROSBATTI, grazie a un accordo che garantisce assistenza immediata e tutela legale qualificata. Un team di esperti, guidato dall’Avv. Federico Balconi, seguirà il ciclista sin dalle prime fasi post-incidente, assicurando un supporto completo al fine di ottenere il giusto risarcimento.
La VF Group Bardiani CSF Faizanè esprime la propria vicinanza e solidarietà a Luca Colnaghi, vittima di una grave aggressione mentre rientrava a casa dopo un allenamento. Il nostro atleta, insieme al fratello Andrea, è stato dapprima minacciato e spintonato da un individuo in moto e, successivamente, aggredito in un secondo episodio che gli ha causato serie conseguenze fisiche.
I due si trovano a dover rispondere di accuse pesanti, che spaziano dalla detenzione di stupefacenti allo sfruttamento della prostituzione, fino al reato di autoriciclaggio. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, possiamo fare due conti generici sulle pene previste dal nostro ordinamento per questi reati.
La sicurezza stradale è da tempo un problema per il nostro Paese. La stretta del Governo col nuovo codice della strada (in vigore da sabato 14 dicembre) sembra però lasciare aperte alcune questioni che riguardano bici e ciclisti. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Federico Balconi, fondatore di un’associazione di promozione sociale che ha alla base tre pilastri: difendere i ciclisti in caso di incidente, garantire la sicurezza stradale e promuovere la filosofia dello sport.
Il tema sicurezza in bici è approdato all’Ordine degli Avvocati di Milano, grazie ad un evento unico e pionieristico, voluto e proposto dall’avvocato Federico Balconi, insieme al professor Fabio Iudica e all’avvocato Maria Laura Guardamagna, che hanno colto l’importanza del tema e reso possibile il corso di formazione per Avvocati tenutosi il 28 ottobre 2024 presso il Tribunale di Milano, Sala Conferenze Eligio Gualdoni.
A seguito delle gravi dichiarazioni del Direttore ci rendiamo disponibili a portare al signor Feltri tutti i casi di ciclisti investiti, con i loro postumi più o meno gravi, assistiti dalla ZEROSBATTI in questi anni passati sulle strade.
“Coloro che circolano sulle strade sono tenuti a fermarsi all'invito dei funzionari, ufficiali ed agenti ai quali spetta l'espletamento dei servizi di polizia stradale, quando siano in uniforme o muniti dell'apposito segnale distintivo”.
E’ senza dubbio il peggiore tra gli eventi sulla strada: rimanere vittime di un “pirata della strada”, ovvero di un automobilista che dopo aver causato l’incidete fugge senza prestare soccorso. Nella nostra casistica abbiamo dovuto registrare anche questo ma la bella notizia è che con le tecnologie moderne, telecamere, testimoni e attività di indagine delle forze dell’Ordine siamo riusciti ad individuare il “colpevole” il quale risponde non solo dei danni causati ma anche di ulteriori fattispecie di reato quali l’omissione di soccorso e, nei casi più gravi di “omicidio”!
Un automobilista mi ha investito…è opportuno denunciarlo? Come devo fare? o il penale parte d’ufficio? Nel processo penale posso chiedere il risarcimento? Per il mio risarcimento meglio la strada del processo civile, penale o entrambi? Quali preclusioni e quali vantaggi?
L’annunciata riforma del codice della strada lascia l’amaro in bocca, almeno per i ciclisti, perché gli interventi che riguardano le due ruote, oltre ad essere insufficienti e risicati (nessun accenno a rotonde, tenere la destra fila indiana e tutte le situazioni di pericolo per i ciclisti), risultano oltremodo inapplicabili e peggiorativi rispetto alle attuali norme.
Se dovessimo intervistare automobilisti emergerebbero cinque condotte intollerate e che generano discussioni su ciò che sia consentito o meno ai ciclisti quando viaggiano in fila per due o più, non percorrono le ciclabili (o ciclopedonali?) o pedalano contromano!
Il tragico evento che ha visto vittima il nostro amico Davide ha scosso tutto il mondo del ciclismo, ma non solo, poiché il fatto è stato talmente violento da suscitare parole di cordoglio e rabbia diffuse, fino all’intervento del nostro Capo di Governo, Giorgia Meloni.
Verbali che multano ciclisti vittime di incidenti provocati da automobilisti distratti, maleducati e imprudenti, automobilisti che investono volontariamente ciclisti per futili motivi, provocando loro danni fisici rilevanti e spesso gravissimi, commenti nei social di odio dichiarato e spudorato, queste sono le casistiche raccolte negli ultimi mesi dalla nostra associazione Zerosbatti.
Ma quando non c’è urto e non si viene nemmeno sfiorati dall’auto che ha provocato la nostra reazione, abbiamo ragione di richiedere il risarcimento del danno?
La vittima di un incidente, ove subisca conseguenze fisiche (lesioni) ha sempre ripercussioni economiche, per la menomazione fisica, per le perdite di guadagno dovute al periodo di inabilità, per le perdite di chances.
Oggi, se si parla di bicicletta, il primo pensiero corre al rischio e, per quanto siamo diventati visibili e protetti, nessuno di noi si sente mai troppo spensierato quando affronta strade da condividere con automobilisti distratti, indisciplinati e inconsapevoli della nostra esistenza.