Il Sindaco di Parigi, appena eletto, si reca al Municipio in bici e mette subito in chiaro quali siano i suoi intenti, a favore delle due ruote ovviamente e il suo slancio non è certo casuale.

Sono diversi anni che i francesi investono sulle due ruote, sulle infrastrutture (piste ciclabili) e sulla cultura: la politica ha preso una posizione decisa e coraggiosa, senza ripensamenti né arretramenti, ascoltando la crescente richiesta di sicurezza stradale da chi sempre più utilizza le due ruote.

 

LA POLITICA

La Politica ha agito su tre fronti:

Legge: riforme che tutelano i ciclisti con inasprimento sanzioni

Controlli e repressione: il presidio sulle strade con certezza della pena

Cultura: grandi investimenti sulla formazione degli automobilisti, con l’obiettivo di una miglior comprensione dei bisogni del ciclista.

 

Che la bici faccia bene i francesi lo sanno, alla salute e all’ambiente come alle attività correlate quale il turismo e lo sport.

 

Centinaia di migliaia di chilometri di piste ciclabili, imposte anche sulle strade extraurbane, per consentire ai ciclisti di allenarsi in sicurezza ma soprattutto norme incisive e tutelanti quali la doppia fila consentita, il sorpasso in sicurezza e la presunzione di colpa dell’automobilista in caso di incidente.

 

LO SPORT

 

Non è un caso la nascita di una nuova stella del ciclismo professionistico: Paul Seixas.

L’impatto politico e culturale ha fomentato la voglia di ciclismo, favorendo l’ingresso di grandi marchi come Decathlon, che ha deciso di investire nella squadre professioniste e nei giovani atleti.

 

I giovani ciclisti oggi in Francia possono allenarsi con meno timore degli incidenti e questo favorisce la crescita dello sport, ma non ci voleva troppo a capirlo.

I risultati e la crescita dello sport dimostrano la volontà del Governo e di come abbia contagiato la popolazione, con politiche favorevoli e concrete, e se vogliamo che le famiglie spingano i ragazzi ad allenarsi in bicicletta è un esempio da seguire

LA LEGGE

Andando nel dettaglio delle norme a tutela dei ciclisti:

  1. SORPASSO: 1,5 metri effettivo e senza condizioni né eccezioni, con sanzioni che prevedono la perdita di punti della patente.
  2. PRESUNZIONE DI COLPA DELL’AUTOMOBILISTA: In caso di incidente tra auto e ciclista L’AUTOMOBILISTA CONSIDERATO RESPONSABILE DI BASE (Loi Badinter del 1985)
  3. ZONA 30 in molte città e in alcune vie la bici può stare al centro della carreggiata
  4. Doppio senso ciclabile: i ciclisti possono andare in contromano nelle zone 30
  5. SEMAFORO CICLISTICO con svolta libera: le bici possono svoltare a destra anche con rosso, se segnalato
  6. Obblighi per le infrastrutture Lo Stato e i comuni devono integrare le bici nei progetti stradali e creare piste ciclabili dove possibile secondo una strategia nazionale (Plan Vélo)
  7. SANZIONI severe contro comportamenti pericolosi Esempi:sorpasso troppo vicino; uso del telefono alla guida; apertura portiera (“dooring”) multe più alte rispetto a molti altri paesi UE

In Francia poi le norme vengono applicate, rispettate e fatte rispettare, senza scappatoie né sconti, senza promesse poi deluse (vedi la nostra legge sull’omicidio stradale che non ha inasprito nei fatti le pene per omicidio).

PRESUNZIONE DI COLPA

 

E’ questa la norma che da giuristi riteniamo il vero passaggio culturale: incisiva ed efficace, sia sul piano del diritto che su quello pratico e culturale la presunzione di colpa impone infatti sul conducente del veicolo a motore l’onere di provare la colpa grave della vittima.

 

Questa norma ci piace perché nei nostri 2000 sinistri per più del 95%, la colpa era sempre dell’automobilista.


 

Avv. Federico Balconi

 

 

 

Foto di Svetlana Gumerova su Unsplash

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