Una formula che dia la soluzione non esiste soprattutto su un tema che coinvolge aspetti sociali e culturali, oltre che giuridici, quindi la vera soluzione è quella che valuta tutti gli aspetti, che si pone dalla parte della vittima ma anche del carnefice, e il rimedio migliore è quello che agisce sulla prevenzione. La prima risposta, quella più immediata la troviamo nel Codice della Strada, abbiamo elencato le nostre proposte di riforma delle norme “tutelanti” (sorpasso, doppia fila, obbligo della destra, precedenza in rotonda, ciclabili), nelle campagne di sensibilizzazione, negli investimenti sulla formazione e nelle infrastrutture.

Legittimare i ciclisti ad utilizzare le stesse strade degli automobilisti, quelle consentite ovviamente, per sport o mobilità, senza che debbano sentirsi “intrusi” o ingombri illeciti.

Ma se si vuole andare nel concreto, ed incidere davvero sulle condotte in modo preventivo bisogna mettere le mani nelle tasche delle persone, dove più si sente il peso delle conseguenze proprie azioni e far percepire la GRAVITA di certi comportamenti alla guida.

Fatto l’elenco delle condotte ritenute più “PERICOLOSE” per l’incolumità altrui, specie se parte vulnerabile della strada (quindi meritevole di maggior tutela), e dopo averne legittimato la permanenza sulla strada, si deve incidere sull’aspetto economico

  1. Premesso che, ad esempio, se superi un ciclista senza condizioni estreme di sicurezza stai mettendo a rischio la sua vita, per questo devi essere sanzionato:

multa: salatissima

patente: sospesa la prima volta, revocata la seconda

 

  1. Se poi dalla tua manovra, accertata tra quelle pericolose (sorpasso senza distanza e velocità di sicurezza, non hai dato precedenza in rotonda, non hai verificato prima di una svolta) una persona muore, le conseguenze non saranno IL CARCERE (la promessa di inasprimento delle pene crea illusioni e quindi delusione) bensì:
  2. Revoca patente
  3. Multa salata
  4. Azione di rivalsa dell’assicurazione: ti mangi la casa!
  5.  

AZIONE DI RIVALSA

Significa che l’assicurazione risarcisce la vittima o la famiglia della vittima, ma poi può agire nei confronti del colpevole (proprio assicurato) per farsi restituire quanto erogato. Questo ovviamente solo ed esclusivamente per condotte tipiche e ben delineate tra quelle particolarmente “pericolose”.

Quindi, oltre ad evocare il carcere, che con riti alternativi, patteggiamenti e sconti di pena non trova mai concreta applicazione, né può soddisfare le aspettative delle vittime, è l’aspetto economico quello che maggiormente può essere temuto: chi rovina per sempre la vita di una famiglia (l’uccisione di un padre, un figlio, una madre) deve pagare il giusto prezzo, affinché si possa meditare sulla tragedia commessa, sulle proprie azioni, così come quella famiglia dovrà portarsi questo fardello.

Discorso a parte se l’azione è dolosa, se l’automobilista ha agito con coscienza e volontà di uccidere o di porre in pericolo o provocare lesioni: in questo caso si tratta di reati ordinari di omicidio, lesioni e tentativi, che seguono l’iter penale di quelle fattispecie criminose.

Se invece non c’è intenzionalità ma leggerezza, grave irresponsabilità e incoscienza, non servono punizioni medievali, che hanno l’effetto di far scappare le persone (aumento dei pirati della strada), ma servono soluzioni concrete: ad esempio parte dei denari che l’assicurazione ha anticipato alla famiglia (in quanto RCT obbligatoria) e poi recuperati con l’azione di rivalsa nei confronti dell’omicida devoluti alle associazioni a tutela delle vittime della strada, a chi forma i futuri automobilisti, a chi deve occuparsi di sicurezza.

Ovviamente formule magiche non ce ne sono e il percorso deve coinvolgere tutte le parti coinvolte, assicurazioni comprese, con un impegno reale e sincero, fuggendo da “leggi manifesto”, legiferate sull’onda emozionale, dal politico di turno che le firma, utili solo per la sua campagna elettorale, ma che di fatto non portano alcun cambiamento.

Avv. Federico Balconi

 

 

Foto di Toxic Smoker su Unsplash

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