Il numero di vittime rimane costante: ogni anno contiamo incidenti, decessi e confrontiamo con i dati degli anni precedenti, con una triste conclusione: riforme, dibattiti, movimenti non hanno avuto ad oggi alcun effetto sul massacro quotidiano sulle strade.

I dati ci mettono davanti alla realtà e, quando riguardano i ciclisti uccisi vengono percepiti con poca empatia, quasi ci fosse un’assuefazione alla tragedia. Lo si evince anche dai commenti dopo ogni singola tragedia.

 

LUOGHI COMUNI

Alla fine di ogni dibattito la colpa ricade sempre sui ciclisti:

  • “non mettono il casco”
  • “non stanno a destra o in fila indiana”
  • “vanno contromano”
  • “passano con il rosso”

I dati servono proprio a smentire questi luoghi comuni, perché riportano l’analisi del problema alla realtà e alle cause, le vittime di incidenti su due ruote sono per la quasi totalità ciclisti incolpevoli, morti per mano di automobilisti che hanno compiuto manovre illecite come sorpassi azzardati, velocità folli, precedenze non rispettate o svolte non segnalate.

Quindi i ciclisti, per quanto diano “fastidio” a chi si sente “rallentato” nella propria marcia in auto, non hanno colpe, non causano incidenti, non fanno danni.

Tutto il resto sono solo chicchere da bar, che fomentano odio ed ignoranza sul tema.

 

Se guardiamo oltre i nostri confini, il divario diventa imbarazzante. Mentre in Italia la mortalità ciclistica resta stagnante, paesi come l'Olanda, la Danimarca, la Spagna o la stessa città di Parigi hanno dimostrato che il "massacro" non è inevitabile. In Danimarca, grazie a investimenti massicci in infrastrutture separate, il rischio di incidenti gravi si è ridotto drasticamente nonostante l'aumento esponenziale dei ciclisti. Il confronto espone chiaramente che il problema italiano non è la bicicletta in sé, ma una cultura stradale rimasta ferma, dove il mezzo a motore ha la priorità assoluta.


 

ANALISI DEL POLITECNICO E DI ZEROSBATTI

La sicurezza dei ciclisti viene spesso affrontata attraverso episodi isolati o percezioni soggettive, per questo il progetto Atlante degli incidenti ciclistici del Politecnico di Milano, raccoglie e analizza oltre dieci anni di dati sugli incidenti stradali in Italia, offre un quadro utile per comprendere le dinamiche reali dell’incidentalità ciclistica.

Abbiamo confrontato i dati di questo progetto con i 1.800 sinistri seguiti dalla nostra associazione  Zerosbatti dal 2018 ad oggi e confermiamo che circa il 68% degli eventi che coinvolgono ciclisti avviene in collisione con veicoli motorizzati.

Il rischio principale non è la caduta autonoma, ma la convivenza con utenti più forti e prepotenti.

 

Nella quota minoritaria, intorno al 25%, che vede cadute accidentali per lo più le cause sono riconducibili a cattiva manutenzione della strada e solo in una percentuale trascurabile a cadute dovute ad errori esclusivi del ciclista.

Il casco va indossato, sempre, perché quando si cade, anche se si tratta di una graziella, la testa finisce per battere a terra e anche una caduta banale può avere conseguenze drammatiche, ma non sarà questa norma a risolvere il problema.

Dal 2014 al 2023 si contano oltre 3.000 vittime e più di 150.000 feriti tra i ciclisti.

La regione con il maggiore numero di incidenti è Lombardia, seguita da Piemonte, Veneto, Emilia  Romagna, tutti territori dove l’uso della bicicletta è più diffuso.

Questo dato conferma che il problema non è una maggiore pericolosità intrinseca della bici, ma evidenzia come l’aumento dell’esposizione non sia stato accompagnato in modo uniforme da un adeguamento delle infrastrutture e della progettazione stradale.

 

Una mobilità ciclistica efficiente è, paradossalmente, il miglior regalo che si possa fare a chi è costretto a usare l'auto. Ogni persona che sceglie la bicicletta è un'auto in meno in coda al semaforo e, soprattutto, un parcheggio liberato in centro città. Meno traffico significa tempi di percorrenza ridotti. La convivenza non è un "togliere spazio alle auto", ma un ottimizzare lo spazio di tutti per restituire fluidità a città oggi sempre più bloccate.

 

LE CICLABILI

Ciclabili, corsie ciclabili, bike line, utili a creare spazi più protetti per i ciclisti, ma senza che venga tolto loro il diritto di stare sulla strada, di allenarsi, di muoversi nelle città.

LE NORME

Il legislatore non ha avuto il coraggio di proteggere davvero gli utenti vulnerabili della strada, scrivendo norme che non tutelano e non puniscono, con l’effetto evidente che le persone alla guida di mezzi a motore non modificano minimamente le loro condotte al volante, scagliando sempre più spesso le loro frustrazioni sui tanto odiati ciclisti.

IL FINTO METRO E MEZZO

Un esempio per tutti la norma sul sorpasso, che poteva essere un buon inizio ma viene vanificata dalle “condizioni della strada lo consentano”.

Una norma considerata grande vittoria dai suoi promotori, ma che noi, con un’analisi rigorosamente giuridica, ne avevamo fin da subito previsto il fallimento.

 

L’ODIO

Qualsiasi ciclista potrà confermare che sulle strade non è cambiato, le auto continuano a sfrecciare rasente i ciclisti, sempre più spesso non solo per manovre sbagliate ma volontariamente, per disprezzo, fastidio, odio.

Abbiamo più volte interessato le Procure, grazie ai video mandati dai nostri associati, che ci chiedono e invocano protezione e interventi urgenti delle autorità, oltre che controlli sulle strade, ma ad oggi nessun Giudice si è espresso, proprio perché quella norma (art. 148 cds) da una parte impone, dall’altra scagiona.

Il nostro lavoro e impegno è quotidiano, minuzioso, talvolta frustrante, ma la nostra community sta crescendo e siamo convinti che l’informazione, la divulgazione e la competenza siano gli ingredienti essenziali per il cambiamento, culturale e legislativo.

IL CAMBIAMENTO

Stiamo lavorando al fianco di Federciclismo e di atleti professionisti, raccogliendo dati per riscrivere le norme e agire sui punti più critici, pronti per presentare il nostro progetto di cambiamento giuridico e culturale.

Più bici indicano una migliore qualità del sistema stradale, della salute dei cittadini, fisica e mentale, ma con queste condizioni ne viene disincentivato l’utilizzo: la sicurezza dei ciclisti deve diventare il metro della qualità della vita di tutti.

Avv.Federico Balconi

 

 

 

Foto di Algi su Unsplash

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